«Il pensiero di Roma gli fece scorrere davanti agli occhi un’insopportabile sequenza di immagini…»

«Lui si rabbuiò. Il pensiero di Roma gli fece scorrere davanti agli occhi un’insopportabile sequenza di immagini: la sua casa, la redazione del giornale, Camilla, l’aeroporto, il traffico, il rumore, la grande trappola.
E dentro di sé avvertiva un caos brutale, incontrollabile, una paurosa oscillazione di sentimenti e di emozioni. Si stava convincendo sempre di più, anzi, ne era ormai certo, che quel mondo non potesse davvero appartenergli più. Qui, su quest’isola, si sentiva al riparo. L’elementarità di quella vita era una condizione perfetta perché lui potesse riprendere se stesso e sconfiggere quel buio ed elaborare il lutto della morte violenta di Carlo.
Non sarebbe certo potuto rimanere qui per tutta la vita, certo, sarebbe comunque dovuto rientrare a Roma giusto per il tempo di sistemare le cose, dimettersi dal giornale, vendere la casa, chiudere tutto e ricominciare da un’altra parte.
A Caposilvo? No. Non avrebbe potuto vivere in quella casa, soprattutto senza più Carlo. Ma sarebbe rimasto qui in Sicilia. Da qualche altra parte, in un posto tranquillo, riparato. E sul mare.»

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