«Era nel cuore della Calabria.»

«Era nel cuore della Calabria.
Quando era poco più di un ragazzo gli capitava di venirci spesso e di attraversare piano in automobile la solitudine di certi paesi sbiaditi dal tempo, appiccicati alle pieghe e agli accidenti delle montagne scolpite come vecchie rughe. Se li trovava davanti all’improvviso, senza aver bisogno di cercarli, sùbito dopo una serie innaturale di curve che costringevano la strada a impennarsi all’improvviso e quindi a raggomitolarsi, a ingarbugliarsi per rimediare spazi estremi su irreali geometrie della roccia. Così, sorvolava, scavalcandoli, strapiombi profumatissimi e paurosi, sfavillanti di ginestre selvatiche e tappezzati di asfodeli verde cupo. Questo suo girare a casaccio, inseguendo  improbabili scie di odori e vaghe prospettive di quiete, era il modo, un modo per  appartenersi e isolarsi attraverso le suggestioni che gli evocava il ricordo di  un’adolescenza appena percepita.
Vagabondava per luoghi e atmosfere che avvertiva familiari ad orecchio, parte di una specie di archivio intimo e indelebile, come il grappolo di note mandato a memoria da suonare poi di istinto volando con le dita sulla tastiera di un pianoforte. Si avventurava alla ricerca di sequenze assolute e irripetibili di paesaggi che ritagliava dal ricordo sovrapponendole a quelle che osservava scuotendo di emozione. E così, attraversava paesi feriti dalle trazzere o dalle vecchie provinciali annerite dalle fuliggini sbavate dalle automobili tipo “Fiat 124” fine anni Sessanta o da autocarri rabberciati o, ancora, dalle moto-Ape straripanti di cassette di frutta o di suppellettili di svariata natura: pentolame, materassi, cuscini, scolapasta, eccetera. Adesso ricordava, e ogni volta era il brillìo di una lama che si conficca nel petto e che perfora, lacerando, spezzando, una bicicletta numero “24” e una strada, un’irregolare gettata di asfalto opaco e insidioso, che trafiggeva il cuore del paese sfiorando donne incartapecorite appollaiate sulla seggiola davanti al gradino di casa e radi canneti, porte serrate dalla miseria, sabbia sporca e barche morte. Ripensò a sé ragazzo e avvertì un morso di malinconia. Stava galleggiando nella memoria attraverso frammenti di immagini che gli regalavano una galleria di timbri emotivi tutti diversi.»

Annunci