«Ho sognato di essere a Stromboli e di essere salito di notte da solo fino al cratere…»

«Ho sognato di essere a Stromboli e di essere salito di notte da solo fino al cratere.
Ho sognato di aggrapparmi all’effimero schizzo di luce di un lampo. La bocca del vulcano era sulla mia destra, a Nord-Ovest. Fino a quel momento se n’era stato buono buono, come una vecchia montagna mansueta, doma. Neanche un tremore in quell’aria quieta, gonfia di inferno, neanche uno sbuffo civettuolo o una pioggia di lapilli per la meraviglia dei turisti che forse erano giù sul mare col naso in su, precari, a bordo di barconi intirizziti.
Mi sono fermato e ho annusato una folata di brezza che veniva da giù dolciastra, ammaliante.
Cercavo un orientamento. Il buio era assoluto perché era una notte senza luna e incombevano nuvoloni bassi che oscuravano le stelle. La piccola torcia che impugnavo riusciva a stento a illuminare le mie scarpe. Ma continuavo comunque ad arrancare lungo un altro sentiero di buio e di cenere.
Prima, solo qualche istante prima, c’era stato un lungo momento in cui avevo avuto la percezione di essere giunto a un passo dal tunnel della morte, di esser spacciato. E di essere arrivato alla fine di quel viaggio. E questo non potevo permetterlo. Perché il senso del mio viaggio era appunto quello di non giungere mai a destinazione, ma percorrere il tempo dentro lo spazio, forse solo per disperdermi. Era accaduto che io mi fossi allontanato dal sentiero che conduceva alla bocca attraversando il costone trasversalmente. Ero scivolato, avevo rischiato di sbattere la faccia sulla terra dura come la pietra. E avevo avuto paura. Mi ero rialzato con un po’ di fatica, avevo istintivamente guardato che ora fosse e avevo pensato di tornare indietro, di riscendere al paese, al sicuro. Perché non ero lassù per cercare la morte. Non avevo altro obiettivo che la mia anestesia. E non pensavo alla mia fine. Riflettevo invece sulla fortuna di essere lassù a constatare la carne viva della terra.
Non c’era altra anima viva che non fossi io. Il mare era giù, tenebra, oltre i vapori di gas, sotto qualche improvviso sbuffo di lapilli che accentuava la mia cecità.  Il sentiero svaniva passo dopo passo, ma poi l’avevo riacciuffato per qualche metro. Procedevo a tentoni, fermandomi a ogni agguato di fiamma o di vento per cercare una direzione. E, a ogni sosta, annotavo parole su un taccuino che mi ero portato dietro. In quel momento non avrei saputo dire se la grafia potesse poi risultare intellegibile. Ma non mi sarebbe importato nulla. D’altronde scrivevo come so scrivere io, gettando terra e cenere sui fogli bianchi perché in essi rimanesse impresso il senso di quel luogo. E continuavo comunque ad annotare la successione delle tempeste di adrenalina, l’andamento della paura di essere alla fine del viaggio, i miei atti respiratori con l’ansia che li spezzava in un singhiozzo ruvido. E sentivo che la fame d’aria prima o poi mi avrebbe sopraffatto. Mi ero fermato anche allora ed ero rimasto immobile sopra quello che sentivo sotto le scarpe come un giaciglio di ciottoli più morbidi. Mi ero seduto e addormentato sopra una collinetta di pietre nel sogno, poi mi sono svegliato.»

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La prima recensione

da IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA
15 agosto 2012

Il romanzo primo
Un viaggio nella memoria, forse autobiografico
sicuramente il lavoro della maturità per l’autore

“NOTTE A STROMBOLI”
DOVE IL MAGMA RIBOLLE

Dopo quattro racconti il giornalista Antonio Prestifilippo
si misura con uno spartito dal sapore decisamente intimistico

UN viaggio mnemonico approdato a Stromboli. L’isola più cosmopolita ed esclusiva dell’arcipelago delle Eolie. Luogo magico che rimanda alle immagini neorealistiche lasciateci da Roberto Rossellini. Il buen retiro che fa dire a Lidia Ravera: «piccola, scogliosa, circondata da un mare capace di introdursi mansueto in ogni insenatura, di spaccarsi violento contro ogni promontorio. Appartata, inaccessibile. Eccentrica. Approdo e punto di fuga». Una terapia contro l’accelerazione del tempo». Su questa isola sbarca il primo romanzo di Antonio Prestifilippo, giornalista della Gazzetta del Sud con un’onorata carriera professionale alle spalle. L’autore, dopo aver pubblicato quattro racconti, si misura con uno spartito che sembra intimistico. Un viaggio della memoria, forse autobiografico, sicuramente il lavoro della maturità. Per i tipi di Armando Siciliano Editore, è uscito in questi giorni il romanzo “Notte a Stromboli” (2012, pag. 259, euro 18).
In questi caldi giorni di agosto, in cui turisti da tutto il mondo assalgono le isole Eolie, gioielli della natura incastonati nel Mar Tirreno, e trovare una stanza in albergo o un posto per la barca è quasi impossibile, Antonio Prestifilippo, ci propone un altro mezzo per raggiungere il mitico regno di Eolo, appunto «Notte a Stromboli». È proprio nell’isola di Stromboli, infatti, che la mattina di un caldo otto agosto approda Sandro Sarti, il protagonista del libro…

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