«Era sempre stato attratto dalle strade statali e provinciali…»

«Era sempre stato attratto dalle strade statali e provinciali. Gli sembravano più docili e gli raccontavano i caratteri del luogo e del paesaggio che stava attraversando. E poi, soprattutto d’estate, diventavano oasi di silenzio e di quiete. Le autostrade no. Le autostrade scavalcano le comunità, le snobbano, le ignorano. Servono a chi deve arrivare presto, senza deviazioni e digressioni. Lui era partito con l’idea di raggiungere più in fretta possibile la sua meta ma, dopo quella breve sosta in albergo, si era reso conto che sarebbe stato più naturale e forse terapeutico non forzare il ritmo e lasciarsi andare, spostarsi più lentamente possibile dal cono d’ombra e lasciarsi sfiorare da un’altra luce e da altri occhi sconosciuti. Così uscì svogliatamente da Eboli e poco dopo fu inghiottito dalla campagna circostante. Spense l’aria condizionata e abbassò il finestrino. Annusò l’odore della campagna, accostò l’auto ai margini della strada accanto a un cespuglio di esili fiorellini gialli e rimase stordito dal verde acceso degli alberi. Scese dalla macchina, fece pochi passi e si accovacciò sull’erba profumata.»