«Allora, nella baraonda di traffico per i rientri a casa, si era visto come se si fosse staccato da terra…»

«Allora, nella baraonda di traffico per i rientri a casa, si era visto come se si fosse staccato da terra, chiuso lui e gli altri, ciascuno nelle proprie automobili e nelle proprie solitudini. In trappola. Per distrarsi contemplava i volti dei suoi vicini di  finestrino accodati e affiancati, tutti inchiodati e quasi accasciati sul volante, come lui, davanti a un semaforo che pareva permanentemente rosso. Si annoiava anche a indovinare le loro destinazioni e la rassegnazione o l’ebbrezza di quel che avrebbe potuto attenderli nel resto della serata. C’era gente che scorreva i titoli del giornale senza leggere, donne che si rifacevano il trucco timidamente, senza rimirarsi a occhi spalancati davanti allo specchietto retrovisore, ma sbirciandolo appena, perché si fidavano soltanto della ritualità meccanica dei volteggi delle dita esperte. Altre si umettavano le labbra con rossetti e altre ancora si ravviavano i capelli questa volta sì, studiando le sfumature, le ombre, l’assaggio sul collo o sulla fronte di una ciocca piuttosto che un’altra. E non era neanche divertente quel suo svagato spiare ragazzi e ragazze rapiti dal cellulare che telefonavano immaginandosi piccole coccole oppure lunghi e selvaggi amplessi. Il verde del semaforo aveva spazzato via tutto d’un colpo, ed era stato un dilagare di suoni, di imprecazioni; l’incantesimo della breve sosta con se stessi s’interrompeva con un che di liberatorio e forse di traumatico giacché ciascuno pigiava sull’acceleratore per togliersi dai piedi il prima possibile, per fuggire, per tornare… Ma dove? »